domenica, 04 ottobre 2009
la festa di san Francesco con questi contorni di pianto per le vittime dell'alluvione di Messina, vittime volutamente volute in quel dissesto che è geografico ma che è principalmente morale, diviene occasione per accogliere dalle parole del Poverello di Assisi il suo messaggio di Vangelo, di Cristo, di fede. Francesco non può mai essere un capofila di movimenti, anche encomiabili, per l'ambiente, la giustizia, la lotta alla povertà, il ritrovarsi fratelli ecc... ecc..
Francesco è in primo luogo, e dunque fondamentalmente, per non dire soltanto, come conseguenza logica, un cristiano, un uomo del Vangelo, un innamorato di Cristo, un uomo che incontrando Dio ha vissuto, la sua esistenza terrena, di conseguenza...
possiamo anche noi porci sul suo esempio?
possiamo dire di aver incontrato Cristo che ha cambiato la nostra vita: le nostre abitudini, il nostro egoismo, i nostri rapporti?
Francesco ci porti la freschezza dell'Evangelo come aria pulita da respirare, accogliere, amare, vivere.
un abbraccio ed un augurio a tutti. a risentirci!
postato da: marce60 alle ore 10:48 |
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martedì, 15 settembre 2009
LA VEDOVA E I FIGLI DI BONGIORNO
Grazie Italia per l'affetto a Mike
Caro direttore,
siamo Daniela, Michele, Nicolò e Leonardo Bongiorno. Vorremmo semplicemente ringraziare attraverso il Corriere della Sera le migliaia di persone che in questi giorni, forse senza rendersene conto eppure in modo così naturale, sono riuscite a fare una cosa bellissima: ci hanno fatto sentire parte di una famiglia più grande. Grazie a tutti voi, uno per uno. Siamo certamente meno abituati di Mike a condividere uno stato d'animo con un pubblico: questo sapeva farlo lui, e molto bene. In questi giorni è stato come ricevere indietro da tutti voi, moltiplicato, quello che Mike durante tutta la sua vita ha condiviso con coloro che amava. È il regalo che continua a farci anche ora: l'affetto che si trasmette ritorna sempre.
Vorremmo ringraziarvi perché siete riusciti a trasformare in serenità quella che per noi, nei giorni della camera ardente, avrebbe potuto essere angoscia e tristezza. Abbiamo negli occhi gli sguardi di ciascuno di voi. Continuiamo a ripeterci una cosa che tanti di voi ci hanno detto: «Ci mancherà la sua compagnia». Quanti ce ne hanno parlato. Chi ricordava il giorno del proprio fidanzamento, e «in tv c’era Mike». Chi una sera particolare, in cui aveva ricevuto una certa telefonata con una bella o una brutta notizia, «e in tv c’era Mike». «Era uno di famiglia», ci hanno detto in tanti. Una signora ci ha fatto sorridere: «Ce l'avevo sempre nel tinello con me». Quella che abbiamo sentito vicina in questi giorni è stata l’immagine di una Italia bella e pulita, normale, discreta ma al tempo stesso consapevole del proprio cuore. Consapevole del valore degli «altri». Grazie di cuore a tutti. Grazie alle autorità, grazie ancora al sindaco Letizia Moratti e a tutte le istituzioni di Milano, grazie al presidente delle Repubblica, al presidente del Consiglio e al governo che hanno voluto onorare Mike con il funerale di Stato, grazie a tutti gli amici che in quel giorno lo hanno ricordato con così tanto amore, grazie alla Curia e al cardinale Dionigi Tettamanzi per il Duomo in cui Mike ha ricevuto l’ultimo saluto, grazie a monsignor Erminio De Scalzi che è riuscito benissimo, nella sua omelia, a rendere tutto quello che di veramente profondo, spirituale, bello — e per noi eterno — Mike riassumeva nella parola Allegria.
domenica, 13 settembre 2009
14 settembre festa dell'esaltazione della croce 2009
il mondo ride della croce esorcizzandola come feticcio da porre dinanzi in tutte le occasioni, fossero ancnhe le più dissacranti, la chiesa ne celebra l'esaltazione, cioè gode dell'avere nel legno del patibolo il segno della salvezza dell'umanità operata e realizzata da Cristo; certo siamo strani... ma nella fede le stranezze sono contemplate. già san paolo diceva: mi glorierà della croce di cristo, e gioisco di essere anch'io crocifisso come il Figlio di Dio.
in questo periodo di ri-inizio dell'anno dopo la pausa estiva mi viene, anche per via di alcuni approfondimento che sto facendo, di pensare spesso alla gioia della fede; al senso di un credere che deve avere necessariamente in se la gioia che ti fa andare oltre il buoi e il grigiore della vita propria o altrui. si sperimenta molte volte nella vita dei cristiani la mancanza della gioia, della serenità di un incontro che se è vero non può che farti stare tranquillo come bimbo svezzato in braccio alla mamma, per riprendere le parole della scrittura. la gioia possa invadere il mondo ed i poveri vivrebbero meglio, i malati sarebbe più sereni anche di morire, i drammi dell'esistenza sarebbero meno reali di quelli che molte volte, il masochismo umano li dipinga. viviamo una fede gioiosa ed una gioia ricca di fede che si traduca in un sorriso da donare ed ina presenza, fosse anche silenziosa, che accompagni la vita dei proprio fratelli! a risentirci.
giovedì, 13 agosto 2009
il riposo estivo opportunità di crescita
sono arrivati qualche giorno fa pieni di gioia e desiderosi di porsi subito al lavoro, sono quasi una ventina di giovani della provincia di Bergamo che sono venuti a betlemme per una settimana di 'lavoro estivo' e per una settimana di pellegrinaggio. una iniziativa che sta vedendo impegnati questi ragazzi in varie iniziativa di servizio e di aiuto, materiale ed intellettuale, in vari ambiti, ospedale, case religiose, biblioteca, parrocchia. potremmo pensare ad un modo diverso di spendere le proprie vacanze, ma ugualmente ci accorgiamo che siamo dinanzi alla grande forza di condivisione e di compartecipazione che anima tanti giovani credenti e non. nel dirgli il nostro grazie mi auguro che tanti, come loro, dedichino le loro vacanze in modo utile e costruttivo al fine di portarsi a casa, come si suol dire, non solo un periodo di riposo o di nuove conoscenze, ma di portarsi a casa perché impresso nel cuore la voglia di donare la vita, di donare se stessi, di porsi a servizio, che fa sperimentare la forza dell'amore. buona continuazione dell'estate.
mercoledì, 01 luglio 2009
la libertà ha un caro prezzo da pagare contro l'ingiustizia e la menzogna
mercoledì, 01 luglio 2009
sosteniamo chi combatte con la forza la libertà.
quello che sta succedendo in iran, ormai, sembra, in fase terminale vista la cruenta repressione in corso, non ci può di certo lasciare indifferenti. anche se nella logica della prudenza mista a incongruenza non c'è stato un reale incoraggiamento dal mondo politico verso questa pacifica rivoluzione contro la dittatura di un islam inumano e mortificante, specie per la donna, comunque non possiamo che condividere la rivolta ed auspicare, anche se sembra un sogno utopico, che 'i brogli' scompaiano dalla reale democrazia.
i morti, i feriti, i fermati, i perseguitati, sono il segno della speranza di una grande nazione che nonostante la sua realtà religiosa vuole uscire dall'oscurantismo e dalla follia di protagonismo di guerra; speriamo che il seme di sangue fruttifichi per il meglio, intanto non possiamo che stare vicino a chi soffre, spera e muore, augurandoci che l'ingiustizia possa essere travolta dalla giustizia e dalla verità.
postato da: marce60 alle ore 13:48 |
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sabato, 09 maggio 2009
ebrei, cristiani e mussulmani
ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, ed in un crescendeo che ci stupirà attendendo la visita del papa in Israele e in Palestina l'accorato riferisi nelle parole del Papa alle religioni monoteiste non poteva che avere riferimenti di ricerca di dialogo, di sincero e necessario impegno per la pace, di confronto utile e costruttivo a partire dalla Scritture come sul Nebo a detto in riferimento agli Ebrei e in confronto con la ricca cultura delle due realtà come ha ripetuto ad Amman nella moschea di Giordania.
eppure c'è chi cavalca sempre il destriero della lotta, del rifiuto, del sarcasmo, della violenza voluta e scelta come - haimè - strategia di sopravvivenza. le parole di pace di Benedetto XVI possano portare luce ai cuori anche a quelli più induriti e ciechi; e possano convertire i tanti cristiani che rifiutano il dialogo e l'incontro come retaggio di paure che nascondono desideri di sopravvivenza. chi vive la propria fede, e la vive come risposta a Dio, non può avere nesuna paura di confrontarsi e di dialogare e non certo per 'convincere' l'altro ma per incontrarci nei tanti punti in comune e costruire un mondo più fraterno.
accompagniamo in questo delicato pellegrinaggio il Santo Padre con la preghiera ed auguriamoci che il suo messaggio di pace fruttifichi nei cuori degli uomini. grazie Santità!
giovedì, 07 maggio 2009
pellegrino di pace
ormai l'attesa si compie inizia la visita di Benedetto XVI in Giordania, Israele, Palestina, cioè in Terra Santa. al di là delle realtà politiche per un credente nel Dio unico questi territori hanno un'unica denominazione che ci vien ricordata dallo stesso testo biblico: Terra Santa.
lo ha ripetuto più volte il Papa che la sua è una visita di pace che si auguri porti pace in un luogo dove da troppo tempo non solo non c'è la pace ma questa non si radica per via dell'ingiustizia e delle false promesse che soltanto gli ammiccamenti di politici poco accorti possono ancora far credere alla provata opinione pubblica. al di là degli interessi degli uni e degli altri che 'tireranno' l'ospite atteso per rivendicare loro visioni, la presenza del Papa in Terra Santa è già di per se un evento di straordinaria grazia. i fervidi preparativi con cui si è preparata la visita, l'organizzare, per quanto è possibile, tutto con tanto desiderio che tutto si svolga secondo i progrmmi stabiliti di certo sarà motivo per accogliere questo evento di grazia con quella soddisfazione della fede che ci fa vedere nel pellegrino di Roma colui che ci conferma nella fede.
di certo anche questo viaggio, contrariamente a cio che ormai sembra sia una costate di pseuda parvenza tattica di un giornalismo interessato alle prime pagine ma senza i veri contenuti, dicevo di certo anche questo viaggio sarà motivo per porre la presenza di Gesù nel cuore di tanti uomini e donne, che soffrono ed hanno bisogno di essere aiutati e sostenuti.
benevenuto Benedetto XVI! parole semplici, ma vere che sgorgano da cuori trepidanti di ascoltarti e di vederti. sia la tua presenza una benedizione per tutti noi. grazie!
giovedì, 30 aprile 2009
100 giorni che invece hanno sconvolto il mondo... eccome!!!
mi dispiace che chi dovrebbe essere propugnatore di speranza sia incapace di gaurdare una realtà che in modo evidente e mondialmente riconosciuto sta cambiando la rotta dell'atmosfera delle relazioni tra USA e mondo intero; mi dispiace di questa cecità velata di moralismo e di sarcasmo opinabile e poco opportuno; di certo ci si ricrederà di essere stati incapaci di aver visto, seppur già in nuce in 100 giorni, una svolta epocale che cambierà molte cose nei prossimi anni.
Obama alla Casa Bianca
I cento giorni
che non hanno sconvolto il mondo
di Giuseppe Fiorentino
Milletrecentosessantuno giorni separano Barack Obama dalla scadenza del suo mandato. Non è dato sapere né immaginare cosa accadrà in questo tempo. Molti analisti descrivono infatti il "mestiere" del presidente come reattivo. La strategia politica pianificata lascia cioè il posto - e il caso della presidenza Bush dopo l'11 settembre 2001 lo prova - a scelte dettate dagli eventi.
In un'altra prospettiva, questo 29 aprile segna i cento giorni del primo presidente afroamericano alla Casa Bianca, appuntamento tradizionalmente molto atteso per un iniziale bilancio, seppure inevitabilmente parziale. Fiumi di inchiostro sono però già stati versati su queste settimane che, secondo molti commenti, avrebbero segnato una decisa svolta rispetto al passato e ridefinito l'immagine stessa degli Stati Uniti nel mondo.
Forse proprio la capacità di comunicare è una delle grandi doti del presidente, che richiama quella di Franklin Delano Roosevelt. Come l'artefice del New Deal, Obama utilizza i moderni media - la radio allora, internet oggi - per diffondere il messaggio di speranza di cui la Nazione ha bisogno. Non si può paragonare la grande crisi del 1929 a quella attuale. E tuttavia l'impronta sembra la stessa. Così come la capacità di polarizzare l'attenzione dell'opinione pubblica in modo pragmatico e funzionale.
In questi mesi Obama ha visto crescere la sua popolarità per avere anche solo ventilato scelte di rottura: ha proposto negoziati diretti con l'Iran per risolvere la questione del programma nucleare di Teheran e invitato la Russia a nuovi colloqui per la riduzione degli arsenali strategici. Soprattutto, ha prospettato un ruolo diverso degli Stati Uniti nel continente americano, arrivando a ipotizzare nuove relazioni con Cuba.
Ma in altri e più concreti scenari internazionali, la continuità rispetto al passato è tutt'altro che compromessa. Come in Iraq, dove l'Amministrazione sta applicando la strategia di ritiro avviata da Bush, e in Afghanistan. Qui - ha dichiarato Obama - si situa la nuova frontiera della lotta contro il terrorismo. Nuova fino a un certo punto, visto che proprio in Afghanistan ebbe luogo il primo intervento militare statunitense dopo l'11 settembre. E che non ci sia tutta questa voglia di discontinuità si vede dalla conferma di Robert Gates alla guida del Pentagono.
Anche quando, aprendo a Cuba, ha infranto un tabù, Obama non si è discostato tanto dai predecessori nella richiesta di tangibili segni da parte dell'Avana.
Analoghe valutazioni si possono fare per l'azione di stimolo economico intrapresa dal presidente. Che da alcuni è accusato di eccessivo statalismo, se non addirittura di far scivolare il Paese verso il socialismo. A un'analisi più pacata, invece, si nota come Obama si sia mosso con cautela: molto riluttante di fronte all'ipotesi di nazionalizzazione delle istituzioni bancarie, ha aperto ai privati il piano di salvataggio degli istituti di credito. Rivelando, secondo l'"International Herald Tribune", un'inattesa somiglianza con Ronald Reagan, il presidente che fece una bandiera della ritirata dello Stato rispetto al privato. E molto più statalista si era rivelato negli ultimi mesi il binomio Bush-Paulson con la nazionalizzazione parziale dei colossi dei mutui immobiliari, Fannie Mae e Freddie Mac.
Anche sulle questioni etiche - su cui, sin dalla campagna elettorale, forti sono le preoccupazioni dell'episcopato cattolico - Obama non sembra avere confermato le radicali novità che aveva ventilato. Le nuove linee guida riguardanti la ricerca sulle staminali embrionali non danno infatti seguito al cambio di rotta prospettato mesi fa. Esse non consentono di creare nuovi embrioni a scopi di ricerca o terapeutici, per la clonazione o a fini riproduttivi, e fondi federali potranno essere usati solo per la sperimentazione con embrioni in esubero. In questo modo non vengono rimossi i motivi di critica di fronte a inaccettabili forme di bioingegneria che contrastano con l'identità umana dell'embrione, ma la nuova regolamentazione è meno permissiva.
Una certa sorpresa ha inoltre causato in questi giorni la presentazione di un disegno di legge da parte democratica: il Pregnant Women Support Act volto a limitare il numero degli aborti negli Stati Uniti attraverso iniziative di aiuto alle donne incinte. Non è una negazione della dottrina finora espressa da Obama in materia di interruzione di gravidanza, ma il progetto legislativo potrebbe rappresentare un riequilibrio a sostegno della maternità.
Segnali di novità dell'Amministrazione Obama sono innegabili. Soprattutto in materia di tutela dell'ambiente e nel particolare partenariato che sembra nato con Pechino. Ma è forse poco per parlare di rivoluzione e per sbilanciarsi in giudizi, positivi o negativi che siano. Non sono stati questi cento giorni a sconvolgere il mondo. Meglio aspettare i prossimi milletrecentosessantuno.
(©L'Osservatore Romano - 30 aprile 2009)
postato da: marce60 alle ore 07:35 |
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domenica, 26 aprile 2009
sono io... non abbiate paura.
le espressioni dei vangeli che ricordano il 'fatto' delle risurrezione sono un continuo invito, da parte di gesù ai suoi discepoli, alla fede che si sappia abbandonare; ecco perchè il Risorto cerca di rassicurarli, rincuorarli, per la paura, l'incredulità, lo stupore che l'incontro col Lui provocano. beh a ben pensarci direi che l'atteggiamento dei discepoli anche se da una parte ricorda la loro poca fede dall'altra ricorda che non ci si può che stupire e rimanere esterefatti dinanzi ad un uomo che morto è adesso nuovamente in vita, che ucciso adesso vive e vive per sempre.
proprio per questo la fede nella risurrezione che questi giorni pasquali ci ricorda continuamente diviene la prova, per ciascuno di noi - come la cartina di tornasole - per verificare il nostro cammino di fede e il suo spessore 'dentro' la nostra vita quotidiana. seppur a volte smarriti sappiamoci affidare al Signore che nella sua parola ci svela il senso del suo Mistero ed accogliamo da lui stesso - nella chiesa - l'invito a testimoniare il suo amore vincente, contro ogni egoismo ed ogni pretesa di sapienza terrena che ne sappia più di quella divina.
auguri di un buon tempo pasquale e a risentirci.